mercoledì 22 febbraio 2012

Guai alla politica che si lamenta di se stessa

La puntata del 20 febbraio de "Il Bene comune" la trasmissione di approfondimento condotta da Massimiliano Panarari su Studio 1. Tema del giorno: la rappresentanza. Tra gli altri ospiti della puntata, anche io, in rappresentanza delle Officine Tolau.

IL TRAILER



LA PUNTATA COMPLETA

mercoledì 21 dicembre 2011

La cima più alta di Modena


Oggi la blogger Marlene ospita su Virgilio.it (di cui cura le pagine modenesi) una cosa che ho scritto a proposito dell'essere (più o meno) modenesi. Il link lo trovate qui, vi dico solo come comincia:  


A Modena non ci sono salite. Non ci sono discese.  Tutta pianura. I miei amici d’infanzia, quando vengono a trovarmi, mi chiedono: ma se ti metti un cartone sotto al culo, dove vai a scivolare? Sui cavalcavia della tangenziale?

sabato 10 dicembre 2011

La solitudine dell'uomo-attaccapanni




Io li riconosco al volo gli uomini-attaccapanni nei negozi. Li riconosco perchè sono uguali a me quando vado a fare shopping. Noi uomini-attaccapanni entriamo nei negozi con l'animo già svuotato, rassegnati ad accompagnare fidanzate, mogli, figlie e amiche delle figlie sperando che il supplizio finisca al più presto. Cerchiamo di renderci utili offrendo le braccia su cui appoggiare interi campionari di merce prima della valutazione definitiva, ma non partecipiamo alla scelta di vestiti, sciarpe, borse o cappelli. E' una strategia per accelerare i tempi. E comunque l'esperienza ci ha insegnato che intervenire sarebbe inutile, perchè le donne non ti chiedono davvero un parere. Tutt'al più fanno domande riempitive, per colmare il silenzio mentre sono assorte di fronte agli scaffali, oppure per pietà verso gli uomini-attaccapanni.
L'altro giorno, ad esempio, ero in un negozio del centro. Mentre transitava da uno scaffale di maglie a collo alto verso un ripiano di maglie a girocollo, mia figlia mi ha guardato. Me ne stavo immobile come l'uomo vitruviano da cui pendevano mutande, coprispalla e felpe. Ho avuto il sospetto che mi facesse una domanda a caso quando mi ha chiesto: "Papi, ti piace questa musica da scimmioni"?
Come tutti gli uomini-attaccapanni, negli anni ho elaborato anche io un campionario di risposte-standard da utilizzare nei rari casi in cui mi chiedano davvero un parere.
La mia risposta standard preferita è: "Umh...".  E' una risposta perfetta, perché nella sua vaghezza scioglie gli ultimi dubbi di chi ha fatto la domanda. Ogni tanto azzardo "Però!", anche se è un'espressione piuttosto sbilanciata. Se proprio voglio rischiare, butto lì "Beh, figo, no?". Sono risposte calibrate, studiate nel tempo, fatte apposta per non lasciare spazio a ulteriori domande.
Gli uomini-attaccapanni si cercano con gli occhi,  si studiano a vicenda per imparare nuovi sistemi di sopravvivenza. Si consolano con sguardi silenziosi di comprensione reciproca. Ogni tanto, per sbaglio, vengono usati come attaccapanni dalle mogli degli altri attaccapanni, ma non protestano.
Gli uomini-attaccapanni sono persone semplici. Hanno un paio di scarpe per l'inverno e uno per l'estate. Se c'è freddo indossano un maglione, se c'è caldo mettono la t-shirt o una camicia. La vastità dell'offerta nei negozi li disorienta. Vogliono tornare a casa.
Di recente, in un megastore, ho tentato di affrancarmi da questa condizione. Ho pensato: "Adesso mi impegno davvero, ce la posso fare, ci devo solo mettere dell'entusiasmo". Mia moglie mi ha fatto vedere con grande orgoglio un paio di pantaloni che le piacevano: "E' un colore da morti", ho detto. Lei mi ha guardato, poi ha guardato i pantaloni, poi mi ha di nuovo guardato: "Ti preferivo nella versione attaccapanni".

sabato 12 novembre 2011

Punti di vista: Crozza, Civati e le folle oceaniche

Magnifico Crozza, che con una perfidia leggendaria mette in croce un incolpevole Pippo Civati. Una foto (questa qui sotto) che noi Tolau avevamo scattato a Pippo mentre gli facevamo un'intervista, gli è valsa una sonora presa per il culo in diretta Tv.
Qui sotto la foto, la presa per il culo di Crozza, e... le cose che Pippo ci aveva detto in quell'occasione. Pippo, non odiarci :-)






venerdì 21 ottobre 2011

Rimetti a noi i nostri debiti - Il film delle Officine Tolau sugli Indignados




Sabato scorso eravamo a Roma, a seguire la manifestazione degli Indignados. Eravamo lì - telecamere in spalla e microfoni aperti - per girare il nostro nuovo documentario:  "Rimetti a noi i nostri debiti", il racconto di questo movimento, dei suoi sogni, le rivendicazioni, le novità, il cuore.

Ce lo ha commissionato Pippo Civati, in qualità di responsabile del Forum Nazionale del Pd "Nuovi linguaggi e nuove culture". Pippo ci aveva già chiesto l'anno scorso di collaborare con lui, commissionandoci un documentario per raccontare  il Movimento 5 Stelle. Quel racconto è diventato il documentario "A furor di popolo".

Quello che vedete qui è solo il trailer del documentario sugli Indignados, che pubblicheremo online entro fine novembre, ma crediamo che sia già un buon indicatore, in termini di contenuti, di quello che sarà il risultato finale. Il trailer sarà proiettato in piazza Maggiore a Bologna sabato 22 e domenica 23 ottobre nel corso della manifestazione "Il nostro tempo", promosso da Pippo Civati e Debora Serracchiani.

A Roma sappiamo tutti com'è andata. Il mondo dell'informazione, (quasi) inevitabilmente, si è concentrato solo sulla cronaca degli scontri. Ma siatene certi, c'è anche un'altra storia da raccontare, che non ha niente a che fare con la violenza. Ha a che fare con l'idea di un Paese diverso. Che noi proveremo a raccontare.

mercoledì 21 settembre 2011

Ugo Cornia podista con effetto Doppler

Il sommo Ugo Cornia
L'impossibile esiste, è un'allucinazione che ti ripara l'anima, che ti restituisce la capacità di sognare.
L'altra sera, lungo la ciclabile che costeggia l'Esselunga, arrancavo verso casa. Ero alla fine dei miei 6 km di footing che mi infliggo quasi ogni giorno, quando ho tempo. Un paio di volte alla settimana, se ne ho poco (di tempo).
E arrancavo verso casa, che di chilometri ne mancavano ormai pochi, tipo uno e mezzo. Ma ero davvero fuori forma.
Pensavo alla tartaruga, quella scultura fatta di addominali che scolpisce l'addome degli uomini duri e puri. E mi dovevo rassegnare allo sballonzolìo della mia pancetta da impiegato che faceva blobomblobomblobomblom ad ogni passo, a ricordarmi che di tartarughe qui manco l'ombra.
E mentre arrancavo, con il sudore che scendeva dalla fronte giù giù dal collo verso la pancia blobomblobomblobom, appare all'orizzonte un tizio che corre nella direzione opposta. Porca vacca se corre. Mica sposta un passo dopo l'altro, come faccio io, allucinato dalla fatica, che pare che debba togliere le scarpe dal cemento gettato di fresco. No, lui no, lui vola su falcate possenti, roba da due metri e mezzo l'una. CORRE, altro che. Ma è il dettaglio dei capelli che impressiona. Ha i capelli lunghi, al vento, che lo inseguono dritti e paralleli al terreno, tanto va forte. Cazzo, devo correre di più, voglio essere uno che corre come lui. Che poi, a guardar bene, non è mica tanto più giovane di me. Anzi, guarda là. Ha gli occhiali, come me. E tutti i miopi fanno footing con gli occhiali, altrimenti si schiantano sui fittoni piantati in mezzo ai marciapiedi. Oppure salutano a caso, pensando di aver riconosciuto chissàchi.
Insomma, dicevo, non è tanto più giovane. E poi, guarda lì, ha i capelli brizzolati. Lunghi, ma brizzolati.
Non avrà il Grand Canyon della mia stempiatura, ma la sua chioma è comunque grigia. Quindi, dove corri, dai.
E poi quando siamo vicini, penso: ma io questo lo conosco. E mentre ci avviciniamo, lo penso sempre di più: lo conosco, lo conosco, MA CHI SEI? Non mi ricordo, chi sei? E poi, proprio mentre ci incrociamo, mentre il mio passo pesante ed elefantiaco incrocia la sua falcata felina, lo guardo negli occhi, ci guardiamo negli occhi e ci riconosciamo!!!!! Insomma, io lo riconosco, perché lui non ne sono tanto sicuro (che mi riconosca).
E in meno di un secondo tutte le mie sicurezze granitiche sulla figura degli intellettuali, di quelle persone che disprezzano la cultura del corpo, degli scrittori maledetti che ad una nuotata preferiscono una piada imbottita di lardo e grana, ad una passeggiata al parco una canna, ad una corsa una bottiglia di lambrusco, si squagliano come l'aceto balsamico industriale.
E' UGO CORNIA, il mio scrittore preferito. Anzi, è UGO CORNIA CHE CORRE. CHE CORRE FORTISSIMO.
Urlo: Ciao Ugo!!!!!! e mi volto indietro, perchè nel frattempo ci siamo incrociati ed ognuno ha continuato a correre per la propria strada. E lui replica:
cccciiiiiIIIIIIIIIIIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAOOOOOOOOOOOOOOOooooooooooooooooooooooooooooooo.
Cioè, non un ciao lunghissimo, ma un ciao con effetto doppler, tipo la sirena dell'ambulanza, che prima la senti pianissimo, poi sempre più forte, poi fortissimo quando ti passa di fianco e poi di nuovo piano e così via. Che, in sostanza , vuol dire che quell'ambulanza è passata velocissima.
E così ha fatto Ugo Cornia. Me è passato di fianco veloce come un'ambulanza.
Che io, Ugo, l'ho sempre visto camminare, mai neanche trotterellare. Camminare, punto. Camminare alla velocità di circa 3 Km orari, sui marciapiedi di Modena, con la paglia in una mano e un libro nell'altra. E i suoi capelli saldati alla camicia, all'altezza delle spalle.
Invece lì volavano.
L'Ugo Cornia podista mi ha scosso.

venerdì 26 agosto 2011

Artisti di strada a Parigi 2011

A Parigi ho visto musicisti e giocolieri, acrobati e street dancer, mangiafuoco e fabbricanti di bolle giganti. Parigi è un teatro a cielo aperto, le sue strade un palcoscenico infinito.