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domenica 16 settembre 2018

Il cannibalismo digitale a San Francisco

Sulle strade del Mid Market a San Francisco


Irene dice: "Guarda che nessuno si ferma se vede qualcuno che sta male per strada, se non per fargli una foto".
San Francisco. Due chiacchiere a margine di un evento ufficiale.
Penso sia un'esagerazione.
Questa cosa della foto intendo.
E invece passano 24 ore e lo faccio anche io.
Un ragazzo steso per terra.
Estraggo il cellulare, clic, ecco San Francisco.
Una specie di cannibalismo digitale con venature moralistiche a cui mi accodo senza neanche rendermene conto.
Siamo nella zona del Mid Market. Ma è così anche a Soma, South Park, South Beach. E chissà in quanti altri posti. Un esercito di persone fatte e sfatte, soprattutto crack mi dicono. Inermi e allucinati, stesi sull'asfalto, bruciati dal sole, dal vento, a gruppetti lungo i marciapiedi di Frisco, piccoli accampamenti tra piscio, sacchi a pelo e cartoni. Ma anche moltitudini di singoli spettri, che incroci ogni 10 metri mentre cammini.
3 anni fa, quando ero venuto per la prima volta in California, non era così. Era una San Francisco meno cupa. Ma ora è la prima cosa che si vede. Qualcosa, qui e altrove, sta andando più storto di sempre. Compreso il mio cannibalismo digitale.

I salari hi-tech
Downtown San Francisco
“Se hai due salari tech arrivi più o meno a 500mila dollari l’anno, non meno. E con quella cifra puoi vivere abbastanza bene. Ma una famiglia, con meno di 500mila dollari l’anno, a San Francisco deve fare bene i propri conti. Se ti arriva un figlio, in genere la mamma rinuncia a lavorare e sta a casa. Che si tratti di una baby-sitter, di un asilo o una scuola (privata, si intende, perché quelle pubbliche sono la morte civile), ti partono almeno 100mila dollari l’anno. E allora a casa ci sta la mamma”.

I manifesti di Matt Haney
Le strade di San Francisco
Sulle vetrine di qualche negozio ci sono i manifesti della campagna elettorale di Matt Haney per il
District 6 di San Francisco. Il primo dei tre slogan è "ripuliamo le nostre strade".
A qualcuno queste parole dovrebbero suonare familiari



The TrumanShow-Valley
La sede di una delle Companies in Silicon Valley
A sud di San Francisco, la Silicon Valley viaggia alla velocità della luce, mentre – lontanissimo – il mondo arranca. E’ una bolla, la Silicon Valley, non nel senso che prima o poi esploderà per diseconomia (però, chissà). Nel senso che è isolata dal mondo, troppo bella e avanzata, troppo avanti e protetta. Come Pleasantville, come The Truman Show. Un mondo a parte che progetta e realizza h24 il mondo che verrà. “Sai perché le compagnie della Silicon Valley hanno delle sedi così fantastiche? Con piscine per i dipendenti, cibo gratis, strutture progettate dagli archistar? Stipendi da favola? Quote azionarie per i dipendenti? Perché trovare dipendenti con competenze avanzate è difficile. Quasi impossibile E quindi, le companies, se li coccolano e se li tengono strettissimi”.

Il sogno americano
Bandiera a mezz'asta per l'11 settembre alla HP - Palo Alto

La sede di Hewlett Packard, a Palo Alto, è un’astronave se paragonata al celeberrimo garage al 367 di Addison Avenue, dove nel 1938 Bill Hewlett e Dave Packard – costruendo un oscillatore audio – diedero il La a quella che sarebbe diventata la Silicon Valley. Tra quel sogno e quello di oggi, la continuità è tutta nella bandiera a mezz’asta che troviamo quando andiamo a visitare la sede avveniristica di Page Mill Road. E’ l’11 settembre 2018. Il fil-rouge che lega la storia quasi secolare della HP, è quello dell’American Dream, quella speranza – per citare Wikipedia, così siamo tutti contenti – “che attraverso il duro lavoro, il coraggio, la determinazione, sia possibile raggiungere un migliore tenore di vita e la prosperità economica”.

“We totally believe in Artificial Intelligence”

La relatrice HP
"We totally believe in Artificial Intelligence". Nella sede della Hewlett Packard la relatrice apre la sua presentazione con queste parole.
E, a ben guardare, ci sarebbe poco altro da aggiungere. Qui nella Silicon tutti puntano tutto sulla AI.
Tutto passerà da lì. L’intelligenza artificiale - che oggi è ancora progetto, domani sarà business e dopodomani sarà vita quotidiana – è “l’abilità dei sistemi informatici di eseguire compiti che normalmente richiedono l’intelligenza umana, come la percezione visiva, il riconoscimento vocale, il processo decisionale e la traduzione tra le lingue”. E a Hewlett Packard, ci credono fino in fondo. "We totally believe in Artificial Intelligence".Uno dei fronti AI su cui la Silicon sta lavorando tantissimo è il cosiddetto self-driving, cioè le auto a guida autonoma, senza pilota. E tra i protagonisti c’è anche l’Emilia-Romagna, dato che Ambarella – una Company di Santa Clara – nel 2015 ha acquisito VisLab, una startup di Parma, nata da uno spin-off dell’Università, che aveva già sviluppato un’auto capace di “guidare da sola” per 13mila km.
Uno che in Silicon ci lavora da 30 anni, mi racconta che di auto senza autista se ne vedono tutti i giorni anche sulle grandi Highway. Chissà se passerebbero indenni la tangenziale di Bologna alle 17,30.

Da grande voglio fare l'astronauta. Anzi, il Data Scientist
Un italiano che lavora a Palo Alto mi dice che suo figlio tra un paio d’anni finirà la high school e poi dovrà decidere cosa studiare all’università: “Farà ovviamente ciò che vorrà, ma il lavoro del futuro è quello di Data Scientist. Chiunque lavorerà nel campo dell’analisi dei dati, o dei big data – chiamali come ti pare – per i prossimi 50 anni il lavoro lo trova di sicuro”.

Uber&Karaoke
Con Michael. Uber.

Se il futuro è quello del self-driving, il presente a San Francisco (anche in tante altre città, ok)  si chiama Uber. L’ho usato diverse volte. Una volta un autista del Kurdistan, poi Algeria, Costa d’Avorio, Messico. Insomma, melting pot on the road. La app ti dice che auto sta per arrivare, la targa, il tempo di attesa, il prezzo (addebitato automaticamente sulla carta di credito), ci mette il nome del taxista, mette proprio la sua foto e anche alcune note caratteriali. Yohanes, ad esempio, veniva indicato come ottimo conversatore e ottima musica. Quel che non ci aveva detto su Hameedullah – ma è stata una bella sorpresa – è che ha un impianto di karaoke in macchina. Appena si parte ti dà un telecomando, così puoi scorrere una lista di migliaia di canzoni da un monitor che è attaccato al cruscotto e, quando hai deciso, parte la musica con le parole che scorrono sul monitor. Ti dà il microfono, e via che si canta con il volume a palla, con lui che canta con te fino a destinazione. E la mancia gliela lasci volentieri.
Ah, appena saliamo individua subito la nostra lingua e ci dice: “My car is a room full of gringos”.
P.S. Nella foto sono con Michael, il mio primo Uber in assoluto da quando ho installato la app. Mi sembrava figo farci un selfie.

Le strade di San Francisco/2
Il traffico di San Francisco è quello che si vede in tv. E non lo si augura a nessuno. A un certo punto il taxista ci dice che “i peggiori guidatori del mondo sono di San Francisco”. Ma io gli rispondo che dice così solo perché non ha mai visto come guidano i veneziani.

La N°1
A Union Square ho trovato un centesimo per terra. L’ho raccolto, perché ho pensato che ero negli Usa e ho pensato a Zio Paperone.

Il vino della California
Mi dicono che San Francisco sia diventata quest’anno la città più costosa del mondo. Più di New York. E che presto toccherà a Seattle salire sul podio. Può darsi, non saprei. Quel che so per certo è che nel bar dell’albergo un bicchiere di vino è costato 16 dollari.


Però noi abbiamo ragione
Mentre a San Francisco aspetto l’aereo che mi porterà prima a New York per uno scalo e poi a Malpensa, leggo su Facebook Daniele Ferrazza, che cita Andrea Purgatori, che dice così:” Nel 2017 i sei colossi del web (Google, Apple, Facebook, Airbnb, Tripadvisor e Uber) con profitti da 10 miliardi ciascuno, hanno pagato in Italia 14 milioni di euro di tasse. Gli autori italiani, 240 milioni. Loro hanno i miliardi, noi abbiamo ragione”


lunedì 10 settembre 2018

Maniche di camicia e pedalare

All'European Innovation Day di San Francisco, la prima cosa che faccio è togliere la giacca.
Un po' è caldo, è vero. Ma non è solo questo. Guardandomi intorno, non dico che ero il solo ad averla, ma poco ci manca. E' l'impatto con il pragamatismo americano, molta sostanza, poca apparenza, che mi ha sorpreso tutte le volte che sono venuto negli Stati Uniti.
Maniche di camicia e pedalare.
Anche la pomposità del nome (Un nome lunghissimo: European Innovation Day, Startup Europe comes to Silicon Valley, a cui è invitata a partecipare la Regione Emilia-Romagna) contrasta con la sede dell'evento, Mind the Bridge, un organizzazione che promuove l'internazionalzzazione delle imprese europee negli Usa.
Ci si ritrova in quello che dev'essere stato uno scantinato, o un parcheggio, riadattato con quattro pilastri ridipinti di azzurro, sedie low profile, un calcio-balilla con 13 calciatori per squadra (nell'asta del portiere ci sono due terzini di rinforzo), tutto molto figo e ammmerigano.
Ma funziona.
Funziona eccome.
Si susseguono interventi di imprenditori, startupper, professionisti del mondo degli incubatori di impresa, degli acceleratori, e ti raccontano come un'idea di impresa, sin dall'inizio, venga accolta, coccolata, fatta crescere fino a diventare business e creare ricchezza e lavoro.
Ed è sempre una bella immersione nella concretezza, in un certo senso molto emiliana. E non è un caso che solo la Regione Emilia-Romagna abbia un presidio nella Silicon Valley. Che, insomma, se il futuro (già da un pezzo, in realtà) inizia da queste parti, è meglio esserci.
E poi da queste parti, anche se con l'innovazione c'entra poco, per i malati di trekking come me c'è da perdersi. Alessandro mi scrive: Se vuoi camminare in un posto mozzafiato, vai a Russian Valley River, 90 minuti di macchina. Me lo segno.

venerdì 13 novembre 2015

Uno su mille ce la faaaaaa. Anzi, tre su cento. #CALIFORNIA


La California che ho visto questa settimana.

I bar della Silicon Valley in cui ti puoi sedere a un tavolino a lavorare con il tuo computer senza che nessuno venga a chiederti di consumare. O, se preferite, centinaia di ragazzi nei bar della SiliconValley. Soli. Solissimi. A meno che la compagnia del proprio computer non sia considerata un'amicizia. (scegliete l'opzione che preferite)

Il guru universitario alla CuDavis che ti spiega che la ricerca è "un acceleratore per le buone idee".

Il wireless ovunque, anche sul pullman.

Sand Hill Road, una striscia d'asfalto tra Mountain View e San Francisco in cui si concentra il 95% (novantacinquepercento) del venture capitalism mondiale

La sede di Google

La cena al bar con il venture capitalist che ti spiega che "obiettivo del venture capitalist è fare il maggior volume di soldi possibile nel minor tempo possibile"

La sede di Intel

I cartellini di riconoscimento con solo i nomi di battesimo

La sede di Apple

La gente che se ne fotte completamente del look

Quantità di cibo da noi inimmaginabili, soprattutto al ristorante cinese

La sede di Facebook

Zero verdura, tranne i peperoni fritti e l'insalata alla sede di Google

Zero frutta, tranne nella mensa di Google

La sede di Hewlett-Packard

Zero pistole, ma non vuol dire.

L'odore della marijuana sulla collina da cui centinaia di persone tutte le sere di godono lo skyline di San Francisco

Idee che si trasformano in business in una settimana, perché "burocrazia" è una parola sconosciuta

La sede di eBay

Dieci ragazzi dell'Emilia-Romagna che hanno avuto un'idea, ne hanno fatto una start-up e sono volati a Cupertino e Palo Alto grazie alla Regione Emilia-Romagna, tramite Aster, per assorbire la cultura della Silicon e riportarla qui.

Haight-Asbury, la zona in cui nel 1967 nacque il movimento hippy. Ma che oggi ne è solo una parodia commerciale e disperata.

La sede di Linkedin

La "camera singola", che nei motel significa due letti matrimoniali.

Cinquanta sfumature di latte, da quello allo zabaione a quello aromatizzato alle fragola.

La Napa Valley, vigneti a perdita d'occhio, E, per una volta, questa espressione - date le distanze - ha finalmente un senso.

La sede di PayPal

Il designer italiano che Apple ha fortemente voluto, cercato, passato al vaglio di colloqui per oltre un anno e poi assunto. Scippandolo alla Ferrari (per dire dei talenti che abbiamo in casa).

Il "four way stop". Qui non esiste il diritto di precedenza,agli incroci passa chi ci è arrivato per primo. Che poi ha molto a che fare con l'essere americani, perché gli altri tre all'incrocio aspettano il proprio turno.

Arnold Schwarzenegger è stato qui.

La sede di Oracle

I venture capitalist che sanno che nel 97% dei casi il loro investimento sarà un fallimento, ma lo mettono in preventivo, perché conta provarci fino a quando andrà bene.

I venture capitalist che sanno che nel 97% dei casi il loro investimento sarà un fallimento, ma gli USA sono un paese a base protestante, non cattolica. E quindi una seconda occasione, e una terza, e una quarta, è concessa. Non è peccato fallire.

La sede di Sun Microsystem

Gli americani che non conoscono il concetto di "risparmio", perchè tutto va investito, preferibilmente in borsa.

La sede di Xerox.

Le strade di San Francisco

Stanford. Stanford!

Alcatraz, ma visto da lontano, che ti pare che con due bracciate non doveva poi essere così difficile andarsene.

La sede di Adobe

I tech-shop, laboratori in cui ti mettono a disposizione per pochi dollari l'uso di macchinari e tecnologie per i tuoi lavori ed esperimenti: dal bottone staccato, sino alla stampa in 3d, con possibilità di sperimentazioni su macchinari costosissimi che altrimenti non potresti mai permetterti.

Il divieto di fumare

La sede di Cisco Sysems

Ehi, ho detto vietato fumare. Intendo anche all'aperto, ok?

Il peggior caffè espresso della storia.

L'Università di Berkeley. Berkeley, non solo Stanford. Anche Berkeley.

Le Google Bikes per girare all'interno del Campus di Google, che è grande come l'area di Bologna racchiusa dai viali.

Taxi, si, ma vince Uber.

Il programma Google Food, per provare a far cambiar rotta agli americani all'ora di pranzo deviandoli dalla traiettoria ipercalorica.

La scuola Montessori, tutta a gestione italiana. The best.

Lombard Street, gli otto tornanti più tortuosi del mondo immortalata a più riprese da Hollywood. Peccato che ci scendano in moto impennando anche orde di tamarri urlanti.

Il San Francisco Chronicle

La Nasa.

Vietato fumare. L'ho già detto, ma è davvero vietatissimo, siete avvisati.