mercoledì 24 aprile 2013

Mi ha colpito un lutto



Mi ha colpito un lutto: quello di Antonio Maccanico.
Mi ha impressionato, stamattina, leggere su Repubblica la pagina delle necrologie in ricordo di Antonio Maccanico. Numerosissime, le testimonianze di affetto e stima riempiono quasi due pagine.
E, in queste due pagine, Luigi Abete compare tre volte, rispettivamente nelle vesti di presidente dell'Assonime , presidente della Banca Nazionale del Lavoro  e presidente di Civita servizi.
Tre necrologie separate, ognuna - a suo modo - unica.
Ma sono tre.
E' evidente che gli automatismi ferrei dell'espressione pubblica del cordoglio hanno prevalso su quelli privati, sovraesponendo e moltiplicando il lutto dell'Abete "pluripresidente" e vanificando la partecipazione dell'Abete privato, che pure da qualche parte sarà stata espressa, servendo quindi al lettore la sensazione di una sorta di impermeabile catena di montaggio del commiato di cui, palesemente, lo stesso Abete è vittima inconsapevole.

domenica 7 aprile 2013

Intervista al MoVimento 5 Stelle di Modena

MoVimento 5 Stelle di Modena: dopo una piccola trattativa, e a certe condizioni, accettano di farsi intervistare. Un sindaco a 5 Stelle in città? Chissà... Il Psc, i vitalizi ai consiglieri regionali, l'inceneritore, il Pd e il Pdl, uno sguardo in regione. Il rammarico per il mancato streaming da Napolitano. 15 minuti senza filtri.

giovedì 4 aprile 2013

Ho mandato un sms a Grillo (ma non credo risponderà)

Meno male che c'è Beppe, che chiede a tutti lo streaming quando si incontrano per parlare di cose che ci riguardano. Domani lo faranno anche loro, di sicuro. Dite di no? Io per sicurezza glielo chiedo.

martedì 2 aprile 2013

La scure della censura grillina cala (giustamente) sulla poesia

Vi dico subito che è un cazzeggio, quindi proseguite solo se non avete di meglio da fare.
Grillo mette "i puntini sulle i" con il tradizionale post quotidiano, ma in poche ore cancella il 10% dei commenti, cioè tutti quelli che al ditino alzato del comico hanno risposto con il dito medio.
In questo caso, però, fa bene, perché tale Sergio C., che si arrabbia perché il suo post è stato cancellato ben due volte, aveva buttato giù una poesiola con tanto di rima baciata che merita la nostra totale disapprovazione estetica.
Eccola (diciamolo, dai, meglio perderla).




PRIMA CHE IL MOVIMENTO 5 STELLE SI LIQUEFI COME NEVE AL SOLE
APPELLO A BEPPE GRILLO E AGLI ELETTI 5 STELLE.


IL TRENO STA PASSANDO, NON TORNERA’ MAI PIU’
SVANISCON LE RIFORME, CHE ASPETTIAM MILLE E PIU’.


L’ITALIA STA MORENDO, IL SOGNO SFUMA GIA’
TRAMONTANO LE STELLE E CHI CI SALVERA’.


E FAI PROGRAMMI E NOMI, PROVIAMO A GOVERNAR
SE OR NON LO FACCIAMO, NON TORNO TE A VOTAR.


IL CAIMANO GODE, SI RINGALLUZZERA’
SE OR NON GOVERNIAMO, CI RIDISTRUGGERA’.


DAI! … UN PO’ DI UMILTA’, SANO REALISMO E SOLUZIONI.
LA VERGINITA’, PURI E DA SOLI, PORTAN SOLTANTO A MERE ILLUSIONI
…… E AL DISASTRO DI NUOVE ELEZIONI. 


L’ITALIA STA MORENDO, IL SOGNO SFUMA GIA’ …….


Dialogo a 5 stelle (al bar)

Bologna, ora di pranzo.
Bar centralissimo, vagamente gruppettaro, economico, frequentatissimo.
Entra una coppia di giovani
Lui ha la barba, occhiali retrò. Il Corriere della Sera sottobraccio.
Lei ha i capelli lunghi, mossi. Il Manifesto nella borsa.
Si siedono, la cameriera chiede a lei di spostare la sedia solo leggermente, così tutti si possono muovere meglio.
Lei si sposta, solo un po' infastidita.
"Bello questo posto, sembra di essere a Parigi. E' tutto stretto, come nei bistrò", la consola lui.
Che bel modo di assorbire le rotture di palle, penso io, seduto a un centimetro da loro, mentre mi infliggo un cous-cous di verdure con troppa cipolla.
Lei beve Coca Zero. Lui spremuta d'arancia.
Aprono i giornali, leggono, commentano la faccenda dei 10 saggi di Napolitano.
Raddrizzo le orecchie, aspetto il commento finale.
Eccolo, è lei che parla.
"Beh, se i 10 saggi trovano un accordo e dicono che certi provvedimenti si potrebbero prendere, perché Napolitano non dovrebbe dare l'incarico a un 5 Stelle? Solo per ripicca?"

Solo.
Per.
Ripicca.

mercoledì 19 dicembre 2012

Giuditta Pini vs Federica Di Padova

Intervista doppia a Giuditta Pini, segretaria provinciale dei Giovani Democratici di Modena, e Federica Di Padova, segretaria cittadina sempre dei GD. Gggggggiovani, con qualche sorpresa ;-) 


domenica 9 dicembre 2012

Civati e la rivendicazione della politica (a 12 stelle)


Sarà stata la pubblicità dello yogurt, che gli ha reso più familiare l’humus del commercio e dell’economia su grande scala. Fatto sta che con Grillo, qualche anno fa, ha fatto irruzione in politica un concetto sino a quel momento riservato all'economia, quello della disintermediazione. Affidandoci a Wikipedia, ecco qui: “Quel fenomeno che si osserva quando i tradizionali canali di distribuzione e vendita di un prodotto/servizio vengono scavalcati, principalmente grazie all'uso delle reti informatiche (Internet)”.
Sostituite “distribuzione e vendita di un prodotto/servizio” con “organizzazione del consenso elettorale” e il gioco è fatto: ecco servito il MoVimento 5 Stelle.
Troppo complicato, dite? Sarà il caso, piuttosto, di capire una volta per tutte che per entrare nell’analisi del M5S è necessario tirar su le maniche e rinunciare ai semplicismi manichei tanto cari ai partiti tradizionali (loro=cattivi e naif, noi=buoni), perché se è successo quel che è successo, è anche a causa della pigrizia intellettuale dei vertici, che hanno fatto spallucce di fronte ai vaffanculo della piazza e hanno liquidato con la boria della presunzione il malessere che stava prendendo corpo nel Paese.
Ecco perché di disintermediazione, di astensionismo, di antipolitica, di populismo e di tutto il corollario legato allo tsunami-Grillo, sarebbe bene parlare più spesso in termini analitici, abbandonando funzionali scorciatoie di sintesi autoassolutorie. Lo fa bene Pippo Civati, il consigliere Pd della Lombardia e leader di Prossima Italia (oltre che candidato alla segreteria nazionale del Pd), che da qualche tempo è in libreria con il volume “La rivendicazione della politica – Cinque stelle, mille domande e qualche risposta” (Fuori onda editore).

Civati, tra i pochissimi a studiare il MoVimento sin dalla sua genesi (si veda il documentario “A furor di popolo” delle Officine Tolau) non fa sconti al suo partito, al contrario, stigmatizza la “lettura caricaturale” che il Pd ha fatto del fenomeno-Grillo, ricordando l’assoluta condivisibilità di gran parte dei temi sollevati da Grillo nel primo V-Day, nel 2007. Di quel giorno Civati ripesca una dichiarazione di Rosy Bindi che lascia al lettore il dubbio di trovarsi su “Scherzi a parte”, tanto questa è sovrapponibile al programma del M5S. Eppure è, anzi era, tutto vero. Poi, però, il Pd – e con lui tutto il sistema dei partiti – ha preso la direzione che sappiamo, imprimendo il marchio di “antipolitica” a tutto l’universo-mondo di Grillo.

Ma Civati – e qui sta uno dei meriti analitici del volume -  ribalta il concetto di antipolitica: “L’antipolitica allora non è quella rappresentata dal MoVimento 5 Stelle, che rifiuta piuttosto questa politica, ma è una disciplina tutta-politica a cui si sono dedicati in molti: chi ha banalizzato il tema dei costi della politica per conservare alcuni inattaccabili privilegi; chi non ha vigilato sul rimborso elettorale, consentendone un uso distorto; chi ha per anni giocato sull’indistinzione tra destra e sinistra, e ora se ne lamenta; chi ha visto crescere l’astensionismo e il malessere diffusissimo nei confronti dei partiti (che si avvia a raggiungere, secondo i sondaggi, il 100% della popolazione) senza fare alcunché. Anzi, proseguendo com’è sempre stato”.

Ecco, quindi, la rivendicazione della politica del titolo, restituire alla politica il ruolo che le è proprio, togliendola dalle secche di un'autoibernazione a puro scopo di sopravvivenza di fronte alle nuove istanze.
Il volume, ricordando anche il ruolo (non condiviso) di Renzi nell’intercettare la disaffezione (sul grillismo renziano segnalo, consentitemelo, anche un mio post relativo alla seconda Leopolda) scende poi nel dettaglio del MoVimento, ne tratteggia i limiti del contenuto programmatico, evidenzia i tratti personalistici, insomma offre un quadro chiaro ed esaustivo del M5S, puntando il dito verso il carattere gattopardesco che il MoVimento potrebbe assumere: cambiare tutto per non cambiare niente, un rischio che il Paese non può permettersi.  

Le incursioni di Giovanni Fontana (blogger di punta del Post.it) e dello scrittore Paolo Nori - che in un certo senso destrutturano alcuni capisaldi del MoVimento – sono lucide e spassose, affiancate da un parallelo Indignados/M5S che illumina i tratti comuni con i vary “Occupy” sparsi per il pianeta, un abbrivio per ricordare a tutti che sul territorio – anche italiano  - esistono comunque già da tempo campagne e movimenti che si muovono per tagliare alcuni dei traguardi indicati da Grillo, su tutti Libera. 

Civati qui ha il merito di portare a sintesi vera i tratti essenziali delle questioni, delegando a Simona Guerra e a Francesco Astore l’approfondimento di due aree particolari: Simona Guerra, dottore di ricerca in Scienze Politiche e Studi Europei, focalizza il tema de “Le cinque stelle e il populismo”, che vi invitiamo a leggere anticipando solo un passaggio fulminante,  emblematico del contenuto: “I populisti – spiega Guerra – possono essere moralisti, ma non sono mai programmatici”, aforisma che ci riporta al rischio di gattopardismo indicato da Civati. Francesco Astore, membro del Forum Nazionale Giovani, indica già nel titolo del suo saggio lo zenit della questione: “Facciamo vincere Grillo (ma non come vuole lui)”.  Astore, citando Trevor Fitzgibbon (uno dei fondatori di MoveOn), ricorda che “è molto più semplice aggregare <<contro>> qualcosa o qualcuno che a favore”, ma introduce elementi di fiducia auspicando la vittoria della politica, quella vera, che può arrivare anche attraverso gesti di alta valenza simbolica, oltre che effettiva, come le primarie. I fatti, va detto, gli danno ragione.

E quindi? E quindi Civati detta la sua road-map dall'interno del Pd, che è quella di una politica che ritrova se stessa e riesce a porre tutte le questioni in un ambito che non è più nazionale, ma per forza di cose è comunitario e planetario, uscendo dalla visione ombelicale del grillismo, anticomunitario ed eurofobico. E’ infatti in un  contesto europeo che devono essere inquadrati i temi sollevati, prima ancora che dal M5S, da chiunque abbia a cuore le sorti del Paese.  Civati, quindi, punta a fare del Pd un partito contemporaneo in grado di contrapporre al livore delle 5 Stelle la prospettiva delle 12 Stelle dell’Unione Europea: “Il Movimento 12 Stelle, quelle della bandiera europea, è l’unico davvero obbligatorio, un movimento che si rivolga all’Europa e, quindi, alle vicende politiche dei singoli Stati che ne fanno parte […] Con più Europa, e non con un atteggiamento di rifiuto delle sue istituzioni. Soltanto attraversando questa frontiera non solo metaforica, la politica darà senso a se stessa e alle scelte che riguardano il nostro Paese”