Quando prende la parola Ho Thi Kim Thoa - vice Ministro del Commercio e dell’Industria del Vietnam - l'attesa immediata è per indicazioni sugli accordi bilaterali, sull'export, sulle merci e sugli investimenti. E invece tocca prima alle rose, perchè inizia raccontando lo stupore e la meraviglia per la bellezza dei fiori e delle rose che ha visto lungo le nostre strade, nei nostri giardini.
lunedì 30 maggio 2016
venerdì 22 aprile 2016
La velocità dei miei pensieri era oltre la luce
Penso di aver raggiunto velocità prossime alla luce.
Con un corpo che si avvicina alla velocità della luce si può disegnare un cono di luce e suddividere lo spazio in regioni: il futuro, il presente e il passato.
La mia mente viveva oggi, ieri e domani.
Io mi vedevo bambino.
Adulto, come prima della malattia.
Come oggi.
Vecchio come domani.
Ed ero sempre uguale, sempre con Elisa vicina, con i miei amici, ed ero sereno e felice.
E sicuro di me.
Il mio cervello si stava espandendo, il mio corpo stava vibrando, stavo diventando energia pura.
Stavo visualizzando i colori dell’arcobaleno.
I fisici che stanno ancora cercando i tachioni dovrebbero viaggiare come stavo viaggiando io.
La velocità dei miei pensieri era oltre la luce.
[Questo è un passaggio del libro autobiografico di un amico malato di sclerosi multipla. Che non muove più un muscolo, solo la testa. E che racconta con queste parole le sensazioni delle notti immobili a letto.]
mercoledì 13 aprile 2016
Lassie, improvvisamente
- E cosa significa il tuo cognome?
- Nothing. It means nothing.
Sophia Shepodd, la giornalista bionda sulla sinistra nella foto, stamattina mi ha risposto così. Nothing.
E poi mi ha spiegato (in inglese, ma è per capirci) : "Mio papà voleva semplicemente che nessun altro potesse avere il suo cognome. E quindi, quanto è diventato famoso, si è inventato un cognome d'arte. Shepodd. Che non significa niente. It means nothing, Stefano".
Si, è vero. Il tavolo, a sinistra nella foto, sembra molto serio. E i temi lo sono davvero, perché si parlava di investimenti USA in Italia. E, in particolare, delle relazioni economiche USA/Emilia-Romagna. Gli USA sono il secondo Paese (dopo la Germania, prima della Francia) partner commerciale dell’Emilia-Romagna e nel 2015 hanno assorbito esportazioni regionali per oltre 6 miliardi di euro (il 10,9% del totale regionale).
Però sapere che la giornalista che curerà lo speciale economico su USA Today è Sophia Shepodd, la figlia di quel Jon Shepodd interprete principale della serie Lassie (sugli schermi tv americani ininterrottamente dal 12 settembre 1954 al 25 marzo 1973), ha reso la mattinata più familiare.
Che, ogni tanto, ci vuole.
martedì 12 aprile 2016
Which war?
A un certo punto, dopo che il Presidente della Regione Emilia-Romagna - narrando alcuni cenni storici di questo territorio relativi al lavoro - fa riferimento al "dopoguerra", l'ambasciatore Usa in Italia, John Phillips, lo ferma e chiede: "Which war"?
Quale guerra?
Quale dopoguerra?
In mezzo a tante parole importanti nel corso del colloquio ufficiale di ieri, queste mi hanno colpito più di altre. Perché, più di altre - in una sola domanda - sono la rappresentazione plastica degli infiniti punti di osservazione, del relativismo, della vastità della storia.
Quale guerra?
Quale dopoguerra?
In mezzo a tante parole importanti nel corso del colloquio ufficiale di ieri, queste mi hanno colpito più di altre. Perché, più di altre - in una sola domanda - sono la rappresentazione plastica degli infiniti punti di osservazione, del relativismo, della vastità della storia.
sabato 9 aprile 2016
Il discorso di inaugurazione perfetto
A un certo punto, quando tutto è pronto per il taglio del nastro, Enrico si guarda intorno e dice: ci vuole un bambino: "C'abbiamo dei bambiniii?", urla verso il giardino.
Sai quando dici che un Paese lo conosci solo se entri nella sua pancia.
Ecco. Ca' di Lugo è una delle tante magnifiche pance di questo paese, una frazione che un sabato mattina si presenta quasi per intero nel cortile alberato del centro di aggregazione, ricreativo, culturale, che ha appena riaperto. C'è l'inaugurazione. Pochi tacchi, molte scarpe da ginnastica. Mani incrociate dietro la schiena e sorrisi larghi.
E di giovani non è che ce ne siamo tantissimi, ma insomma, dai.
Però un paio di bambini si, e portano a Enrico il cuscino su cui poggiano delle forbici prese certamente dal cassetto del bar del Circolo.
E prima del taglio del nastro, Enrico ha il tempo per rimproverare Gian Battista, in ritardo, che si appoggia su una stampella (C'abbiamo anche la rampa per gli handicappati, sali di lààà!).
E, finalmente, il discorso. Di quelli che si sentono quando per fortuna la retorica muore sepolta.
"Ho fatto l'asilo dalle suore qui a Lugo, e quindi sono diventato comunista per forza", ride Enrico, raccontando al pubblico sparso tra i tavolini, lì nel cortile. "Il lavoro mi ha portato molto in giro, ma alla fine eccomi ancora qui, a 60 anni, a inaugurare un posto importante per tutti noi. A sessant'anni qualcuno si prende un'ucraina, o si compera un'Harley Davidson. E in ogni caso ventimila euro li deve spendere. Io invece, insieme a tanti altri volontari, ventimila euro li ho cercati da metter qui per il centro sociale, Così qui in paese stiamo tutti meglio. C'è spazio per i giovani, per gli anziani, c'è il bar".
Che secondo me, come discorso di inaugurazione, è perfetto.
Sai quando dici che un Paese lo conosci solo se entri nella sua pancia.
Ecco. Ca' di Lugo è una delle tante magnifiche pance di questo paese, una frazione che un sabato mattina si presenta quasi per intero nel cortile alberato del centro di aggregazione, ricreativo, culturale, che ha appena riaperto. C'è l'inaugurazione. Pochi tacchi, molte scarpe da ginnastica. Mani incrociate dietro la schiena e sorrisi larghi.
E di giovani non è che ce ne siamo tantissimi, ma insomma, dai.
Però un paio di bambini si, e portano a Enrico il cuscino su cui poggiano delle forbici prese certamente dal cassetto del bar del Circolo.
E prima del taglio del nastro, Enrico ha il tempo per rimproverare Gian Battista, in ritardo, che si appoggia su una stampella (C'abbiamo anche la rampa per gli handicappati, sali di lààà!).
E, finalmente, il discorso. Di quelli che si sentono quando per fortuna la retorica muore sepolta.
"Ho fatto l'asilo dalle suore qui a Lugo, e quindi sono diventato comunista per forza", ride Enrico, raccontando al pubblico sparso tra i tavolini, lì nel cortile. "Il lavoro mi ha portato molto in giro, ma alla fine eccomi ancora qui, a 60 anni, a inaugurare un posto importante per tutti noi. A sessant'anni qualcuno si prende un'ucraina, o si compera un'Harley Davidson. E in ogni caso ventimila euro li deve spendere. Io invece, insieme a tanti altri volontari, ventimila euro li ho cercati da metter qui per il centro sociale, Così qui in paese stiamo tutti meglio. C'è spazio per i giovani, per gli anziani, c'è il bar".
Che secondo me, come discorso di inaugurazione, è perfetto.
domenica 20 marzo 2016
Dall'apriscatole alle epurazioni, la democrazia sbrigativa del M5S
Derubricata rapidamente a pesce d'aprile l'idea dell'"Uno vale uno" nel portale (mai attivato), e riposto nel cassetto l'apriscatole con cui avrebbero dovuto aprire il Parlamento come una scatola di tonno, per i grillini si apre adesso l'orizzonte dell'epurazione delle liste nelle periferie.
Grillo&Casaleggio, dopo aver dato il benservito a schiere di singoli attivisti non allineati (con particolare morbidezza nell'uso degli aggettivi quando si è trattato delle donne), un paio di giorni fa hanno tirato una riga su intere liste, azzerando la corsa alle urne a Latina, Rimini, Ravenna, Salerno, Caserta in vista delle elezioni amministrative in programma tra un paio di mesi.
Anzi, non era una riga. Era un clic.
Scusate, un p.s.
Forse un post, non ricordo.
Insomma, sulla solenne pomposità del gesto ci siamo intesi.
Ma un gesto talmente umiliante che persino l'iperattivista (e allineato) pentastellato Marco d'Attorre sbrocca, si rivolge allo "staff": "Vogliamo vedere le vostre facce, sapere i vostri nomi. Giochiamo ad armi pari. Fate questo o il Movimento morirà di microcefalia. Due righe di blog e chiusa lì. Ma da quest'altra parte del blog ci sono delle persone. Degli attivisti che per cinque anni hanno speso ore e ore di impegno e energie".
Le persone, appunto.
I cittadini, per meglio dire.
Cittadini, a cui qualcuno dovrà spiegare - ancora una volta - che la democrazia è un esercizio faticoso, e che forse nelle mani di uno staff che da un pulpito digitale distribuisce a piene mani colpe e rimozioni, si va (il M5S) veramente poco lontano.
Rimane sullo sfondo il vero tema, e cioè l'impossibilità, per parte dei cittadini (sono tanti), del diritto di reale rappresentanza, dal baricentro romano, giù giù fino alle ultime periferie.
A perderci, a conti fatti, siamo tutti, indipendentemente da come ci si collochi politicamente (Io il M5S non lo voterei mai, ma è una non-notizia lo so).
Come sintetizza Paolo Calvano, "il proprietario del marchio ha deciso che li il M5S non ci sarà. Quel proprietario e' lo stesso che accusa tutti gli altri partiti di non tutelare la democrazia".
Ecco, forse qualche dubbio su come maneggiare la democrazia - da quelle parti - bisognerebbe porselo, perché richiede veramente molta pratica e pochi clic.
Grillo&Casaleggio, dopo aver dato il benservito a schiere di singoli attivisti non allineati (con particolare morbidezza nell'uso degli aggettivi quando si è trattato delle donne), un paio di giorni fa hanno tirato una riga su intere liste, azzerando la corsa alle urne a Latina, Rimini, Ravenna, Salerno, Caserta in vista delle elezioni amministrative in programma tra un paio di mesi.
Anzi, non era una riga. Era un clic.
Scusate, un p.s.
Forse un post, non ricordo.
Insomma, sulla solenne pomposità del gesto ci siamo intesi.
Ma un gesto talmente umiliante che persino l'iperattivista (e allineato) pentastellato Marco d'Attorre sbrocca, si rivolge allo "staff": "Vogliamo vedere le vostre facce, sapere i vostri nomi. Giochiamo ad armi pari. Fate questo o il Movimento morirà di microcefalia. Due righe di blog e chiusa lì. Ma da quest'altra parte del blog ci sono delle persone. Degli attivisti che per cinque anni hanno speso ore e ore di impegno e energie".
Le persone, appunto.
I cittadini, per meglio dire.
Cittadini, a cui qualcuno dovrà spiegare - ancora una volta - che la democrazia è un esercizio faticoso, e che forse nelle mani di uno staff che da un pulpito digitale distribuisce a piene mani colpe e rimozioni, si va (il M5S) veramente poco lontano.
Rimane sullo sfondo il vero tema, e cioè l'impossibilità, per parte dei cittadini (sono tanti), del diritto di reale rappresentanza, dal baricentro romano, giù giù fino alle ultime periferie.
A perderci, a conti fatti, siamo tutti, indipendentemente da come ci si collochi politicamente (Io il M5S non lo voterei mai, ma è una non-notizia lo so).
Come sintetizza Paolo Calvano, "il proprietario del marchio ha deciso che li il M5S non ci sarà. Quel proprietario e' lo stesso che accusa tutti gli altri partiti di non tutelare la democrazia".
Ecco, forse qualche dubbio su come maneggiare la democrazia - da quelle parti - bisognerebbe porselo, perché richiede veramente molta pratica e pochi clic.
sabato 23 gennaio 2016
La solitudine di Stoner (non quello della Ducati)
Prendi un bambino, fagli lavorare la terra da quando ha cinque anni, ingabbia la sua vita nel ciclo ripetitivo e faticoso del lavoro duro dei campi, che crepa le mani dal freddo, che brucia la pelle dal sole, che incurva le spalle e ammazza di fatica, che non conosce dialoghi familiari, che limita l'orizzonte alla scansione dei pasti essenziali e al precipizio nel sonno, per poi ricominciare, sazio nella inconsapevole semplicità della propria condizione.
Poi, a 19 anni, fagli scoprire il sonetto 73 di Shakespeare.
Ecco l'aria che entra, l'ossigeno ai sogni, orizzonti che si schiudono, mondi interiori che si svelano, l'abbandono della terra, la scelta degli studi universitari, le nozioni che prendono forma, che entrano in circolo, il "sapere" che ti travolge, che ti spalanca il mondo vero, e capisci chi sei, dove sei, dove vorresti andare.
E, nel prendere coscienza di te, improvvisamente anche la consapevolezza di essere solo: "Non aveva amici, e per la prima volta nella vita prese coscienza della solitudine".
La solitudine, intesa come condizione percepita solo se si è abbastanza attrezzati per riconoscerla.
La grandezza intatta di "Stoner", il romanzo di John Williams, scritto nel 1965, ambientato nel 1910, piovuto (dentro la carta regalo) sulla mia scrivania qualche giorno fa. Un magnifico regalo.
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