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domenica 15 giugno 2014

C'era (una volta) via San Carlo - Il documentario


Il calzolaio ubriaco che la percorreva in discesa stando in piedi sul sellino della bici, la prima band di Gianni Morandi, il parroco motociclista e le prostitute nelle osterie, l'albero pietrificato e le case abbattute, gli spacciatori e il filatelico scambiato per Terence Hill. I cambiamenti radicali nei rapporti tra vicinato, la chiusura di gran parte delle attività economiche, i segnali della globalizzazione, l'eco perduta dei fasti di qualche anno fa, ma anche la volontà di ridare vita a una delle strade più antiche e ricche di tradizioni, in cui hanno vissuto Fanfulla e Isa Pola, a cui ha dedicato una canzone Dino Sarti, in cui sono arrivati i primi cinesi e in cui ha vissuto Sant'Antonio da Padova. E tanto altro.
Via San Carlo, nel cuore del centro storico di Bologna, raccontata da chi ci vive e da ci lavora: questo è il lavoro a cui mi sono dedicato nel corso di questi ultimi mesi.

L'idea è nata in maniera molto semplice.
Tutte le mattine arrivo alla stazione, da Modena, e poi mi incammino verso l'ufficio. Nel tragitto, da sei anni, percorro anche via San Carlo. Una volta mi sono fermato dal barbiere (Franco) e lì è scattato tutto, perché ha cominciato a raccontarmi di Tizio e di Caio, del tal negozio e del commerciante, di "quella volta che" e di "quella notte che", e così via. 
Tutte le volte che mi sono fermato a  tagliarmi i capelli, lui mi raccontava un sacco di cose, anche apparentemente insignificanti, tutte riferite alla via. E così, tra ricordi e aneddoti, ho capito che quella che a prima vista poteva sembrare solo una piccola strada, in realtà era densissima di grandi storie, tutte personali ma, in un certo senso, universali. Come se via San Carlo fosse una sorta di rappresentazione in sedicesimi di quelle che sono le trasformazioni del mondo. Una strada e le sue vicende come paradigma del cambiamento di un'epoca

E così ho preso la telecamera e per qualche mese ho girato tra botteghe e appartamenti. 
Forse si è anche trattato di uno stacco da quello che faccio abitualmente con il nostro gruppo di documentaristi, le  Officine Tolau, visto che ci occupiamo sempre di "grandi" cose: MoVimento 5 Stelle, Indignados, la tragedia del Vajont, la vicenda di Giovanni Tizian, per citare alcuni dei nostri lavori

Per questa volta, insomma, ho fatto una cosa da solo, raccontando il mondo "dal basso", che è sempre il miglior punto di osservazione. Ad ogni passo, dietro ogni porta, in ogni viso, c'è una storia da raccontare. 

E' un racconto molto parziale, ovviamente, ma credo dia il senso di come tutto sia cambiato.


La prima proiezione l'ho voluta riservare ai protagonisti del documentario, a quei commercianti, artigiani e residenti che mi hanno dedicato tempo per raccontarmi i loro ricordi. L'appuntamento era alla trattoria da Valerio, in via Avesella, aperta solo per noi per l'occasione, dato che anche Valerio è tra i protagonisti. La notizia, però, ha fatto rapidamente il giro del web e così i giornali se ne sono occupati.
Le recensioni sono state tutte molto generose, a testimonianza non tanto della qualità del mio lavoro - rispetto al quale la mia severità mi fa vedere una quantità impressionante di imprecisioni tecniche e di spazi che avrebbero necessità di essere ulteriormente "asciugati"  - ma della bellezza delle "storie semplici", perché è da quelle parti che si muove il mondo. Quello vero.



LA RASSEGNA STAMPA 

La recensione sul Corriere della Sera di Bologna (di Fernando Pellerano)

La recensione sul Resto del Carlino




























Gli articoli che annunciano la proiezione su la Repubblica e sul Corriere della Sera









mercoledì 5 giugno 2013

Non tutte le donne sono così feroci (speriamo)


Treno regionale Bologna-Venezia, ore 9,20.
Salgo, apro il giornale. Di fronte a me c'è un uomo, cinquant'anni circa, anche lui sprofondato nella lettura di Repubblica.
Salgono quattro donne, età media 65. Si siedono proprio di fianco a noi. 
Sono chiaramente in gita, una è evidentemente la "leader". 
E' bassa, robusta. bionda ultra-tinta, vestita in maniera curata, gioielleria di seconda mano, voce sicura, occhialoni da sole. Non so ancora che sta per accadere qualcosa di feroce.
Il treno parte, le chiacchiere delle quattro donne in gita anche.
Improvvisamente sale altissimo il tono della voce della donna ingioiellata.

"MA BASTAAAA, SEI SEMPRE QUELLA CHE PUNTUALIZZA"
E la donna di fronte all'ingioiellata replica, quasi sottovoce. "Ma ho solo detto..."
"SEI SEMPRE QUELLA CHE ROVINA LE DISCUSSIONI"
"Ma cosa ho detto"? (sommessamente)
"SE IO PARLO DI BARCELLONA E DI GAUDI', CHE BISOGNO C'E' DI PRECISARE?"
"Ma io ho solo detto che..."
"SE IO DICO CHE A BARCELLONA C'E' IL QUARTIERE GAUDI', CHE BISOGNO C'E' DI PRECISARE CHE SONO SOLO TRE CASE, NON UN QUARTIERE????"
"Va bene, va bene. Dicevo solo che sono tre edifici"
"NO, NON VA BENE, BISOGNA CHE QUALCUNO TE LO DICA, SEI SEMPRE COSI!!! GUARDA CHE LA GENTE QUANDO CHIACCHIERA VUOLE SOLO CHIACCHIERARE, NON VUOLE CHE GLI SI ROMPA LE BALLE!"
"Va bene, va bene, finiamola qui, scusa"
"FINIAMOLA QUI!?? NON MI VA BENE CHE TU DICA FINIAMOLA QUI CON QUEL TONO!!!"
Con un filo di voce, guardando verso il pavimento "Per favore, sto male, per questo dico finiamola qui. Basta, per favore"
"AH, ECCO, FINIAMOLA QUI, SI, MEGLIO"

Il treno sferraglia verso Ferrara, il quartetto prosegue il chiacchiericcio, a cui però non partecipa più la donna  che ha osato contraddire l'ingioiellata. Se ne sta in silenzio, umiliata, col groppo in gola.
Il treno ferma a Ferrara. 
Prima di scendere, l'uomo di fronte a me si alza e si avvicina al quartetto di over65, si china verso la donna che è lì ancora silenziosa, le tocca un braccio. 
Lei si gira verso lo sconosciuto, con aria mite, sorpresa.
Anche le altre tre sono sorprese da quell'intrusione tanto inaspettata e si fanno improvvisamente silenziose.
Lui le dice: "Ho seguito la vostra discussione. Una donna con la sua sensibilità, la vorrei come zia delle mie nipotine".
"Davvero?", chiede. E un sorriso incredulo le illumina il viso.

martedì 2 aprile 2013

Dialogo a 5 stelle (al bar)

Bologna, ora di pranzo.
Bar centralissimo, vagamente gruppettaro, economico, frequentatissimo.
Entra una coppia di giovani
Lui ha la barba, occhiali retrò. Il Corriere della Sera sottobraccio.
Lei ha i capelli lunghi, mossi. Il Manifesto nella borsa.
Si siedono, la cameriera chiede a lei di spostare la sedia solo leggermente, così tutti si possono muovere meglio.
Lei si sposta, solo un po' infastidita.
"Bello questo posto, sembra di essere a Parigi. E' tutto stretto, come nei bistrò", la consola lui.
Che bel modo di assorbire le rotture di palle, penso io, seduto a un centimetro da loro, mentre mi infliggo un cous-cous di verdure con troppa cipolla.
Lei beve Coca Zero. Lui spremuta d'arancia.
Aprono i giornali, leggono, commentano la faccenda dei 10 saggi di Napolitano.
Raddrizzo le orecchie, aspetto il commento finale.
Eccolo, è lei che parla.
"Beh, se i 10 saggi trovano un accordo e dicono che certi provvedimenti si potrebbero prendere, perché Napolitano non dovrebbe dare l'incarico a un 5 Stelle? Solo per ripicca?"

Solo.
Per.
Ripicca.